UGO LEVITA

 pittore

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da Epifanie figurative dell’onirico

Andrea Baffoni , Corciano, 2016


Realtà nuove sono anche quelle dipinte da Ugo Levita, pittore visionario di derivazione surrealista, mosso da notevole capacità pittorica e portato alla sublimazione virtuosistica delle immagini al fine di proiettare realmente lo spettatore in un contesto il più possibile simile al sogno. Nella sua pittura ogni componente è trattata con fare iperrealista ma l'ambientazione si discosta dalla realtà andando a completarsi nell'efficacia straniante del nonsense onirico. Dalì, ma soprattutto Magritte sono i punti di riferimenti più immediati, sebbene l'artista costruisca le sue opere con fare rinascimentale, di quel rinascimento delle origini che da Masaccio passa per Piero della Francesca e che cerca nel dipinto la perfezione dei rapporti, come indicato dalla geometria aurea. Il dipinto agglomera le immagini che Levita sente sue, ma le condensa seguendo la logica spontanea dell'automatismo psichico e puntando verso un principio pittorico che è quello della meraviglia. La tela non è più tela, non è più confine, non è nemmeno un insieme di colori, o di forme; la tela non esiste più; nella pittura di Levita esiste solo l'inesistente. Ecco l'ossimoro di fondo, di un surrealismo iperrealista che inghiotte lo spettatore nel vortice d'insieme portandolo ai confini della realtà. E non a caso in ogni opera c'è sempre un muro, come se l'artista avesse bisogno ogni volta di erigere quel confine, a volte più alto altre più basso, ma pur sempre una frontiera che ogni volta sa di voler oltrepassare.

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